C’era una volta un popolo di nani, che viveva in Alto Adige, sul Catinaccio. Il loro Re si chiamava Laurino. Un bel giorno si innamorò perdutamente di una Principessa, di nome Similda. La Principessa non ne voleva sapere del Re dei Nani, che quindi la fece rapire e rinchiudere in un giardino di rose!
Dopo sette anni il fratello di Similda, Teodorico, riuscì a liberare la sorella.
Questa volta fu Laurino a cadere prigioniero! Alla fine riuscì a fuggire, ma era molto arrabbiato: “Tutta colpa di quelle rose”, borbottava, “se Teodorico non le avesse viste, non avrebbe mai scoperto il nascondiglio.”
Per questo, Laurino lanciò una maledizione alle sue amate rose, e le trasformò in pietra. Né di giorno né di notte alcun occhio umano avrebbe più potuto ammirarle.
Ma il nano, nel suo incantesimo, si dimenticò dell’alba e del tramonto! In quei momenti, guardando le Dolomiti, per qualche effimero momento si rivedono le rose rosse del giardino incantato.