Trascrizione
Persa tra i bianchi vicoli di Vieste, tra via Boncompagni e via Cimaglia, oggi la Chianca Amara è una grande pietra adagiata su alcuni scalini, un luogo dove spesso sia i turisti che i viestani passano distrattamente. Prima della costruzione di Torre San Felice, Vieste ha vissuto un assedio drammatico, e su quella pietra si è consumato uno degli episodi più terribili.
Il 15 luglio del 1554 le 70 galee del pirata Dragut attaccano la città. Il turco arriva preceduto dalla sua fama: è stato luogotenente di Khayr al-Dīn detto il Barbarossa, corsaro di Solimano II, e poi schiavo dei genovesi, per 4 anni. Prima di liberarlo dietro lauto riscatto, Andrea Doria – principe di Melfi e protagonista di primo piano della Repubblica di Genova - lo tenne in catene anni ai remi di una sua nave ammiraglia. Dragut, di nuovo libero, è la “spada snudata dell’Islam”, il terrore del Mediterraneo.
Vieste organizza la difesa tra Cattedrale e Castello. Inizia un’eroica resistenza che deve fare i conti con i circa mille colpi di cannone sparati dalla flotta ottomana. Sola, aiutata unicamente dal signore di Monte Sant’Angelo, Nicolantonio Dèntice, la città non cede. C’è però qualcuno che vorrebbe trattare. Nerbis, fratello del camerlengo che detiene le chiavi della città, si reca da Dragut per cercare un accordo, che però non ci sarà mai. Inizia una grande tragedia. In forte superiorità numerica, il 24 luglio gli assedianti entrano in città saccheggiando case e chiese. Migliaia di viestani vengono portati via come schiavi; chi invece non è in grado di essere venduto – donne, bambini e anziani – è decapitato presso la Chianca Amara. Infine c’è il destino di Nerbis, impalato senza pietà.
Dragut muore l’anno successivo a Malta, durante un altro dei suoi assedi.