Radio Bari

La sede di Bari dell’EIAR, l’Ente Italiano per le Audizioni Radiotelefoniche venne inaugurata nel 1932.

Trascrizione

La sede di Bari dell’EIAR, l’Ente Italiano per le Audizioni Radiotelefoniche venne inaugurata nel 1932 con la trasmissione di un messaggio di Benito Mussolini. Il Duce intendeva utilizzare i nuovi impianti, al tempo i più potenti a sud di Roma, come strumento di propaganda. Fino al 1943 i programmi - prodotti in albanese, arabo, greco, rumeno, bulgaro e ungherese - mantennero un orientamento colonialista e antisemita, esaltando l’autoproclamata “missione civilizzatrice” dell’Italia in Africa e nel Medioriente.

Con l’armistizio dell’8 settembre 1943, nacque Radio Bari come “Libera voce del Governo d’Italia”. Le frequenze passarono subito nelle mani degli Alleati che, prima ancora di occupare le strutture del potere civile e militare, presero il controllo della “guerra per onde”.  La radio si stava rivelando uno strumento essenziale nella lotta contro il nazifascismo. Subito dopo lo sbarco dell’ottava armata americana a Taranto, quindi, Eisenhower affidò Radio Bari a Ian Greenlees - un intellettuale inglese formatosi all’Istituto Croce negli anni Trenta.  

Il 14 settembre 1943 gli uffici vennero occupati da una redazione militare. Ma Greenlees le affiancò una seconda redazione, di civili antifascisti, legata alla casa editrice Laterza. Una novità inaudita, e un vero e proprio laboratorio culturale, che mise in onda rubriche come “la voce dei lavoratori”, o “la voce dei partiti”che abituò gli italiani al confronto di idee e programmi politici. Ma soprattutto “Italia combatte”, gestita da Alba De Céspedes, che coordinava l’azione partigiana diffondendo comunicati del comando alleato, naturalmente in codice.

A Bari la libertà di informazione precedette quindi quella di stampa, visto che furono necessari alcuni mesi per smantellare la legislazione fascista. 

Le trasmissioni musicali della domenica, in particolare, furono un segnale clamoroso della ritrovata libertà. Erano registrate al Teatro Piccinni, e tra i direttori d’orchestra si annoveravano anche profughi dei campi d’internamento nazisti. 

Rilanciate anche da Radio Londra, le trasmissioni musicali svolsero un ruolo di primo piano nella trasformazione dell’Italia in un paese libero e democratico.

Uno dei concerti fu l’Inno alla Libertà di Tommaso Fiore. Andò in onda a ridosso del congresso dei Comitati di Liberazione Nazionale di Bari, nel gennaio del 1944.