Trascrizione
Guglielmo Marconi era già celeberrimo quando arrivò a Bari nel 1904. Nel dicembre del 1901 era riuscito a collegare via radio le due sponde dell’Atlantico. Ora si trattava di coprire l’Adriatico.
E infatti al suo arrivo due ali di folla accompagnarono i convogli che trasportavano lui, il suo segretario, il cavalier Petruzzelli, il cavalier Bavàro, il marchese Romanazzi e l’ispettore dei telegrafi.
A nessuno sfuggiva l’impatto economico e insieme simbolico di quell’esperimento; il Comune di Bari aveva diffuso un manifesto che esortava i cittadini “ad accogliere con l’entusiasmo che merita il più grande scienziato del secolo”. Al faro, durante la cerimonia, la folla si era accalcata per vedere il grande inventore.
Le stazioni radiotelegrafiche erano due torri con struttura in legno alta circa 50 metri e distanti sempre 50 metri l’una dall’altra. Tra i rispettivi vertici, era distesa una fune metallica elettricamente isolata. Un filo conduttore collegava gli apparecchi.
Marconi eseguì di persona le verifiche tecniche, e poi lasciò Bari per compiere lo stesso tipo di sopralluogo dall’altra parte dell’Adriatico, a Bar. Non riuscì a tornare in tempo per il 3 agosto del 1904, quando la prima stazione radio-telegrafica internazionale della rete italiana iniziò ufficialmente a funzionare. Era però a Bari il giorno dopo, e un altro bagno di folla lo accompagnò fino al teatro lirico Petruzzelli, per assistere a una rappresentazione speciale dell’Otello.
In quel momento Bari era davvero il centro d’Italia. La radio prometteva pace, e anche la possibilità di guardare con fiducia verso l’orizzonte del mare. La presenza di Marconi al faro di San Cataldo segna un momento di crescita del giovane progetto nazionale italiano, e testimonia una generale fiducia nelle “nuove tecnologie” come chiave per il benessere e il progresso.