Augusto e la sua discendenza

Sala 10

Dopo i duri anni della guerra civile, la fiducia nella guida di Augusto e la convinzione che il nuovo Stato da lui instaurato sarebbe durato in eterno si diffusero ovunque: la pace interna, la prosperità, la solidità territoriale erano sotto gli occhi di tutti. Era quindi necessario rendere duraturi questi successi evidenziando che solo la famiglia del princeps avrebbe potuto garantirne la conservazione. Augusto avrebbe voluto assicurare la successione del principato su una linea di consanguineità: unendo la gens Iulia, a cui apparteneva grazie alla sua adozione da parte dello zio Giulio Cesare, e la gens Claudia, di cui era insigne esponente Livia, creò la dinastia Giulio-Claudia.

Quello con Livia fu un matrimonio d’amore ma non diede eredi. Augusto cercò quindi una diretta linea dinastica attraverso la figlia Giulia, nata dal suo precedente matrimonio, che fece sposare prima con il figlio di sua sorella, Marcello, designato come successore ma morto prematuramente, poi con Agrippa, suo fedele luogotenente: due dei cinque figli nati da questa unione, Gaio e Lucio, furono adottati dal nonno ancora bambini e con i genitori ancora in vita.

Augusto ripose nei nipoti grandi aspettative, seguendo la loro educazione e riconoscendo loro grandi onori ma la morte di Lucio, nel 2 d.C., e di Gaio, nel 4 d.C., lo costrinse a riorganizzare ancora una volta la successione. Nel 4 d.C.  adottò Agrippa Postumo, l’ultimo figlio di Giulia e Agrippa, e Tiberio, il figlio che Livia aveva avuto dal primo marito. L’esilio della figlia Giulia, della figlia di lei e dello stesso Agrippa Postumo segnarono gli ultimi anni della vita del princeps. Alla sua morte, nel 14 d.C., Agrippa Postumo fu ucciso e Tiberio divenne il nuovo imperatore.