L’Italia “unita” nel nome di Augusto

Sala 10

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"Tutta l’Italia giurò”: con questa espressione nelle Res Gestae, il resoconto delle imprese nonché testamento politico di Augusto, viene riportato il giuramento che l’Italia nella sua interezza prestó nel 32 a.C. ad Ottaviano, legittimando il suo comando alla guida degli Italici nella guerra contro Marco Antonio e Cleopatra. Alla minaccia orientale, ai simboli della corruzione e della immoralità degli avversari di Ottaviano veniva idealmente contrapposta una identità etnica autonoma, quella dell'Italia, a cui Augusto seppe dare un nuovo valore.

Dopo la battaglia di Azio nel 31 a.C., il vincitore Ottaviano avvió un vero e proprio programma di rinnovamento culturale: il tempo delle guerre civili e dell’insicurezza era finito, una nuova età dell'oro stava per cominciare, la concordia e la prosperità della società sarebbero stati assicurati da un solo uomo e dalla sua dinastia.

Tutto avvenne nel massimo rispetto delle istituzioni: lo Stato, la res publica, fu restituito simbolicamente al Senato e al popolo romano, di cui furono celebrate ed esaltate le mitiche origini. La figura del nuovo capo fu avvolta da un alone di spiritualità grazie al nome che egli assunse, Augustus, direttamente connesso alla sfera del sacro. La politica culturale augustea interessó tuttti gli aspetti della vita pubblica e privata dei romani; il nuovo sistema di valori, sapientemente ideato dal princeps, fu supportato da nuovi motivi decorativi, formule architettoniche, riti e ritmi comunitari, che si diffusero ovunque raggiungendo tutte le fasce della popolazione.

Un lento e costante processo di omologazione e unificazione culturale e ideologica, in cui confluirono le tradizioni locali proprie di ogni popolo, che si poteva ormai riconoscere nel più vasto e ormai consolidato concetto di Tota Italia.