Nel settore meridionale della città di Velia è stato scoperto un notevole complesso monumentale, esteso per un intero isolato e noto come “scuola dei medici eleati”. Infatti, tra le numerose sculture che ne costituivano l’arredo (statue di divinità, ritratti di privati cittadini e degli esponenti della famiglia imperiale) spicca il ritrovamento di un ritratto di filosofo, che l’iscrizione in greco sull’erma consente di riconoscere in Parmenide, e di due erme, ugualmente iscritte in greco ma prive delle teste, relative a personaggi identificati come medici (hiatroi pholarchoi) ritualmente associati al culto di Apollo guaritore. A questa qualifica vengono collegati tre ritratti maschili, rinvenuti vicino alle erme (due dei quali caratterizzati da una forte somiglianza fisionomica); il sicuro rilievo dei personaggi effigiati è dimostrato, inoltre, dal capo cinto da una corona di bacche e foglie di alloro. La città di Velia, nata come colonia greca nel 540-535 con il nome di Elea, fu patria di Parmenide e ne ospitò l’importante scuola filosofica; successivamente anche quando divenne municipio romano, dopo la Guerra Sociale, rimase sempre una città greca, mantenendo ad esempio l’uso della lingua negli atti pubblici. In questo contesto ben si colloca la presenza di una confraternita legata al culto di una divinità guaritrice che nella propria sede, accanto alla genealogia dei medici e ai membri della casa imperiale, celebrava Parmenide – definito medico e guaritore (Ouliades physikòs) – come eroe fondatore di un sapere antichissimo e simbolo di una orgogliosa memoria collettiva.