Far realizzare il proprio ritratto o quello di un familiare era, nel mondo antico, come del resto lo sarebbe anche oggi, un gesto finalizzato a superare la brevità dell’esistenza preservando la memoria dell’individuo e della sua famiglia ma anche del sistema di valori veicolato da quelle stesse immagini. Questa tensione all’eternità è documentata dai numerosi ritratti in marmo e in pietra provenienti dall’Italia romana.
Lo storico greco Polibio, che si trovava a Roma intorno alla metà del II secolo a.C., fu estremamente colpito dalla cerimonia funebre di un eminente personaggio: in quell’occasione vide sfilare numerosi attori che indossavano maschere di cera riproducenti le fattezze degli antenati del defunto. A Roma, infatti, per antica consuetudine possedere immagini dei propri antenati era un diritto del solo ceto gentilizio; si trattava di maschere di cera tratte direttamente dall’impronta del viso del defunto (imagines maiorum), poi conservate in appositi armadi negli atri delle domus.
Lo sviluppo del ritratto, genere considerato distintivo dell’arte romana, è stato un fenomeno complesso nel quale sulla tradizione locale si sono fruttuosamente innestate le immagini dei sovrani, dei filosofi e degli statisti del mondo greco ed ellenistico, nella sfida di rappresentare la fisionomia ma anche il carattere di un individuo.
Quando, in particolare nell’ultimo secolo della Repubblica, la società romana divenne molto più fluida il ricorso al ritratto individuale fu ancor più ampio; nel sistema di valori ormai omogeneo dell’Italia romana, era una norma sia per i ceti dirigenti locali, sia per gli esponenti della classe libertina – sempre più ricca e potente –, esporre la propria immagine a esaltazione del nuovo status di cittadino romano, nei luoghi pubblici, nelle proprie dimore e sui propri sepolcri, così ad esempio a Ostia, a Luna (Luni), ad Aquileia oltre che a Roma stessa.
D’altra parte, il caso di Elea/Velia dimostra, ancora nel I secolo d.C., l’orgogliosa consapevolezza di un’identità greca, esaltata dalla città attraverso i ritratti del filosofo Parmenide (nato intorno al 520 a.C.) e dei medici eleati, eredi della sua scuola; questi, infatti, furono esposti accanto alle immagini della famiglia imperiale, offrendo un esempio significativo della permanenza della pluralità culturale della Penisola pur nell’ambito di una solida unità politica.