Rilievo con processione funeraria

Sala 8

Il funerale, in termini di autorappresentazione, doveva avere lo stesso valore del monumento al quale veniva affidata la memoria perenne di un individuo. 

Il funus, l’insieme di tutti i riti che accompagnavano il passaggio dalla morte alla sepoltura, era infatti strettamente collegato all’elogio pubblico e all’esaltazione della gens di appartenenza del defunto. 

Una straordinaria testimonianza figurativa di un corteo funebre è rappresentata dal rilievo proveniente da un monumento funerario dall’antica Amiternum, nel territorio dell’Aquila; la processione è aperta, a destra, da musici (suonatori di doppio flauto, di corno e di tuba), seguono due praeficae, donne assoldate per piangere ed esibirsi in teatrali manifestazioni di dolore. Il defunto, disteso sulla kline, avanza su una lettiga, sostenuto a braccia da otto portatori; alle sue spalle si riconosce il drappo del baldacchino decorato da un cielo stellato e da una mezzaluna; i parenti e i servi del defunto chiudono il corteo: le donne, in segno di lutto, portano i capelli sciolti. Il funerale di questo ignoto rappresentate dell’élite locale, vissuto fino agli ultimi anni della Repubblica, dovette riproporre in una dimensione municipale i fasti dell’antica tradizione gentilizia.