L’affresco pompeiano costituisce un vivido esempio di religiosità domestica e popolare; apparteneva infatti al larario di un’abitazione annessa a una caupona (osteria), dove era collocato nei pressi della latrina. Vi è rappresentata Iside, il cui culto ebbe ampia popolarità tra quelli egizi affermatisi in ambito romano, coinvolgendo in maniera trasversale diverse componenti sociali. L’immagine della dea documenta un processo di ibridazione con altre divinità del mondo greco-romano; Iside, infatti, presenta gli attributi di Fortuna: la cornucopia e il timone, allusione quest’ultimo alla capacità di governare la mutevolezza della sorte e allo stesso tempo simbolo del ruolo di Iside protettrice della navigazione.
Il dipinto si completa con la figura di un giovanetto nudo, di minori dimensioni rispetto alla dea, accovacciato con i talloni uniti e la testa di profilo e accompagnato da due serpenti, probabilmente Arpocrate/Horos, figlio di Iside. Sul piccolo personaggio campeggia l’iscrizione graffita cacator/ cave malu (m), una sorta di avvertimento all’autore dell’impudico gesto; il graffito non è contestuale al dipinto ed è stato realizzato forse come divertito scherno ai seguaci di Iside, sfruttando la posizione di Arpocrate, particolarmente evocativa data la vicinanza dell’affresco alla latrina o forse come monito a non imbrattare lo spazio sacro.