Iscrizione in lingua osca con riferimenti alla viabilità di Pompei

Sala 7

Rinvenuta presso il lato interno della Porta di Stabia, l’iscrizione, appartenente al nutrito gruppo di testi in lingua osca della Pompei del II secolo a.C., fornisce preziose informazioni sulla viabilità e sull’identificazione delle aree sacre della città vesuviana. 

Il testo, infatti, menziona, con precise indicazioni di distanza, la delimitazione da parte degli edili e sotto l’autorità del meddix, il massimo magistrato cittadino, di una strada (via Pompeiana) fino alla kaíla Iúvei Meeílíkiei, il sacello di Giove Meilichio (“dolce come il miele”). Questo luogo di culto, a lungo erroneamente riconosciuto in un piccolo tempio sulla via Stabiana, da attribuire probabilmente a Esculapio, è oggi, grazie a scavi recenti e alla corretta rilettura di questa iscrizione, collocato all’interno dell’area sacra suburbana di Fondo Iozzino, a poche centinaia di metri dalle mura della città antica, dove è peraltro attestato con certezza anche il culto della dea Ecate, spesso associata proprio a Giove Meilichio.