Ercole, eroe greco, è venerato da tempi remoti in area italica, etrusca, latina e magnogreca. La sua tutela in ambiti cruciali per la vita della comunità italiche, quali la guerra, il commercio e le attività agricole e pastorali, ne decretò il successo, in maniera particolare presso le popolazioni sannitiche dell’Italia centro-appenninica. I differenti attributi cultuali dell’eroe segnalano rapporti privilegiati con alcune funzioni o ambiti specifici: noto è lo stretto rapporto con le attività economiche e militari nei luoghi in cui è venerato in qualità di Ercole Vincitore, come a Tivoli.
Invece, Ercole era detto Curino (o Quirino) in connessione all’unificazione amministrativa di alcuni piccoli centri (sinecismo) sotto l’egida di Sulmo (Sulmona). L’ampia diffusione del culto è ben testimoniata dai votivi, rinvenuti in molti santuari italici, tra cui spiccano bronzetti raffiguranti l’eroe. Una statuetta, forse proveniente da Venafro, databile al III sec. a.C., con iscrizione nella lingua locale osca, fu dedicata da due uomini per una grazia ricevuta. Si distingue in questa categoria di oggetti il raffinato bronzetto dal santuario di Ercole Curino, sempre del III sec. a.C., ispirato al celebre modello dell’Ercole in riposo dello scultore greco Lisippo (IV sec. a.C.). Il dedicante M. Attius Peticius, un esponente delle élites locali e membro di una gens attiva nel commercio, doveva ben riconoscere pregio e antichità dell’opera al momento della sua dedica, avvenuta all’inizio del I sec.d.C.