Le tombe dipinte, tra le più felici e peculiari produzioni dell’artigianato pestano, sono particolarmente diffuse tra la fine del V secolo e la deduzione della colonia nel 273 a.C., nel periodo della dominazione lucana. Significativamente concentrate nelle necropoli più vicine alle mura, esse rispecchiano i mutamenti dei valori e delle forme rappresentative delle élites.
La lastra, dalla necropoli di Laghetto (a nord di Paestum) era parte di una tomba a cassa con copertura a doppio spiovente della prima metà del IV sec. a.C.: un uomo a cavallo, con una lancia sulla spalla sinistra da cui pende un trofeo, è accolto da una donna, che porge vasi per un rituale. Il tema del “ritorno del guerriero” fu particolarmente gradito alla committenza, al punto da essere il più diffuso tra le lastre figurate pestane. Si tratta di una creazione originale, una rielaborazione di schemi attici e italioti in chiave locale, come è evidente dalle armi e dal vestiario delle figure.
Tra la fine del IV secolo e all’inizio del III a.C., invece, la pittura funeraria diventa quasi esclusiva delle tombe a camera della necropoli di Spinazzo, a sud della città. Le superfici interne della tomba sono occupate da un corteo, a grandezza naturale, che culmina nella scena in posizione centrale con il defunto accolto da un suo antenato nel pantheon familiare. La genealogia dei gruppi dominanti, resa con forme artistiche di carattere spiccatamente ellenistico, diventa un tema chiave alla vigilia dell’avvento di Roma.