Al contrario di quanto si potrebbe pensare, il diavolo non visse la sua età dell’oro solo nel Medioevo, ma anche all’alba della modernità, nell’epoca in cui l’Inferno e i suoi tormenti monopolizzarono l’immaginazione degli europei e gli animi si lasciarono pervadere dal terrore di Satana. Fu nel cuore dell’Occidente cristiano, in Germania e nei Paesi Bassi, che le arti seppero meglio dare forma alla paura del demonio. Artisti come Schongauer, Bosch, i Brueghel, Dürer, Pieter Huys, Patinir, Met de Bles, insieme a centinaia di seguaci e discepoli, raffigurarono le sue incursioni nel mondo degli uomini per spingerli al peccato e l’eroica resistenza dei devoti.
Al centro dell’universo narrativo legato al mondo delle tentazioni si erge la figura di Sant’Antonio, l’abate anacoreta vissuto in Egitto nel III secolo dopo Cristo e ritiratosi nel deserto per dedicarsi alla preghiera, all’astinenza e alla meditazione. La leggenda di Antonio, tramandata da Jacopo da Varazze, si distingue da quella di altri santi eremiti per il fatto di essere gremita di demoni e ricca dei loro innumerevoli, reiterati, ossessivi assalti. Belve feroci, giganti o folletti, rettili ripugnanti, gli emissari di Satana che tormentano Antonio assumono le più svariate sembianze, spingendolo a indulgere ai vizi più riprovevoli: la superbia, sollecitata da una voce angelica che elogia la sua vita perfetta; la gola, con la sostituzione del suo povero cibo con pietanze squisite; la pigrizia, che gli fa socchiudere le palpebre durante le veglie notturne; la lussuria, accesa dalle donne condotte nude in sua presenza; l’avarizia, scatenata dai mucchi d’oro gettati ai suoi piedi.
Le scene raffiguranti le tentazioni di sant’Antonio e le sue visioni, conquistarono tra Quattrocento e Cinquecento le arti plastiche e divennero tra le più richieste tra i committenti del nord Europa e poi in ogni parte dell’Occidente. Il tema tornò in auge alla fine dell’Ottocento, sulla scia della cultura simbolista, e poi, in chiave espressionista e onirica, anche nel corso del Novecento.