Nella Bibbia ebraica il Satana (l’Accusatore) è un consigliere di Dio che si oppone agli uomini (come nel libro di Giobbe). Anche il serpente della Genesi, istigatore della caduta di Adamo ed Eva, è a volte interpretato come personificazione del Satana.
Nella letteratura apocrifa e nel Nuovo Testamento questa figura si trasformerà in un essere straordinariamente potente, il Diavolo (dal greco διάβολος, colui che divide), l’Avversario di Dio. Questo concetto dualistico è parallelo, e forse trova la propria origine, nella religione persiana di Zoroastro.
Lucifero (in ebraico הילל o helel, in greco φωσφόρος, in latino lucifer, portatore della luce) è il nome classicamente assegnato a Satana dalla tradizione cristiana secondo l’interpretazione patristica di un passo di Isaia. Lucifero è stato anche identificato con il principe degli angeli, ribellatosi a Dio per orgoglio e precipitato all’Inferno.
Nel Nuovo Testamento il Diavolo ha un ruolo importante come tentatore di Gesù e degli uomini, come distruttore, causa di malattie, persecutore dei credenti, corruttore di Giuda, signore di un proprio regno o, per Paolo, addirittura signore di questo mondo.
Nel Medioevo la dolcezza evangelica di san Francesco o san Bernardo contribuisce a trasformare il diavolo in personaggio comico, munito di accessori presi in prestito in cucina: marmitte, griglie, forchettoni, coltelli.
Dante concepisce i diavoli come intelligenze scacciate dalla patria celeste, angeli “neri” “cacciati dal ciel”, “dal ciel piovuti”. Lucifero è il nome che Dante dà al principe dei demoni; ma usa anche gli appellativi di Satana, Belzebù (in ebraico בעל זבוב, Baal Zebub, signore delle mosche) o Dite (da Dis pater, divinità latina del mondo sotterraneo). Lucifero è caduto dal cielo ed è conficcato al centro della terra, il torso nell’emisfero nord, il resto del corpo nell’emisfero sud: sopra la sua testa sta Gerusalemme, sotto i suoi piedi il Purgatorio. Il Lucifero di Dante incarna una solitudine devastata: è materialmente al centro dell’universo, ma spiritualmente (realmente) al di fuori. Non ha nulla di titanico, nulla dell’eroe romantico.
Il Rinascimento ritroverà in Hieronymus Bosch alcune formidabili rappresentazioni delle legioni infernali che assalgono gli uomini con una moltitudine di oggetti bizzarri e forme eteroclite, creazioni derisorie dell’essere che scimmiotta Dio ma incarna il principio del disordine e della dispersione. Basta che sant’Antonio annunci il nome dell’Unico perché gli artifizi del Maligno cadano in polvere.
La tradizione faustiana ha dato al diavolo l’aspetto di un cane nero: e Mefistofele, servitore di Dio suo malgrado, parte di “quella forza che vuole sempre il Male e produce sempre il Bene”, sarà il prototipo di un diavolo da teatro, che sarà ripreso nell’opera e nel cinema.
I romantici e i simbolisti rappresenteranno volentieri un Lucifero in forma di angelo caduto, principe delle tenebre affascinante e malinconico, in meditazione sul proprio destino.