Topografia dell’inferno

Immaginato dapprima come soggiorno comune delle ombre dei morti, poi come luogo della giustizia dell’Aldilà, l’Inferno è “impensabile, indicibile, infigurabile”. Ma il pensiero umano è irrimediabilmente ancorato nello spazio, e i poeti non hanno mai rinunciato a immaginare l’oltretomba come un “luogo”, dotato di una geografia, di una topografia, di un’architettura.

I canoni classici dei luoghi infernali sono stabiliti dalla mitologia greca (Teogonia, Odissea) e latina (soprattutto l’Eneide di Virgilio). Il regno delle ombre è un sotterraneo oscuro, in cui scorrono i quattro fiumi infernali (Acheronte, Stige, Piriflegetonte e Cocito), con al centro la città di Dite (il re degli inferi) cinta da alte mura infuocate. È abitato da esseri mostruosi: il cane Cerbero, varie “ibride fiere” (centauri, chimere, gorgoni e arpie), l’orrido traghettatore Caronte, le Furie e i Titani che si contorcono in fondo all’abisso.

Nella sua costruzione dell’Inferno, Dante riprende numerosi temi e figure degli inferi pagani, ma sottomettendoli a una rigorosa architettura: l’intellettuale urbano costruisce una città sotterranea che prevede accessi sorvegliati, strade, ponti, porte, castelli cinti da fossati, alte mura. 

Come lo illustrerà Botticelli, il cono rovesciato dell’Inferno dantesco è suddiviso in nove cerchi discendenti, disposti in otto gradi comparabili ai gradini di un anfiteatro, sempre più stretti verso il centro della Terra, nei quali i dannati sono disposti secondo la gravità crescente delle colpe. 

Non sorprende che la topografia dantesca abbia suscitato da parte di numerosi studiosi, da Manetti e Vellutello a Galileo Galilei, la tentazione di verificarne la verosimiglianza, e di “mappare Malebolge” con l’aiuto di misure e schemi scientifici. Oggi possiamo leggere quelle topografie e quelle architetture immaginarie come esperimenti mentali per una costruzione razionale dell’Universo, come proiezioni della psiche umana, come un ramo della letteratura fantastica; o semplicemente come uno straordinario repertorio di metafore, figure e immagini che hanno arricchito la biblioteca mentale comune dei poeti e degli artisti europei.