Rodin lavorò alla Porta dell’Inferno dal 1880 fino alla sua morte nel 1917. Nel corso degli anni creò oltre duecento figure e gruppi scultorei ad essa destinati, di cui alcuni conobbero una vita indipendente, come il Pensatore, il Bacio, o Ugolino. L’artista espose una sola volta la sua Porta al pubblico, nel 1900, in una versione incompleta. L’insieme fu fuso in bronzo solamente dopo la sua morte. Chiaramente ispirata dalla porta che Dante descrive all’inizio del canto III, la Porta non è tuttavia un’illustrazione letterale della Commedia. Se gli strati più antichi dell’opera sono più aderenti al racconto di Dante, negli anni successivi intervengono altre fonti, soprattutto l’opera poetica di Charles Baudelaire, Les fleurs du mal.
Il progetto iniziale era concepito come una classica struttura a formelle, sul modello della Porta del Paradiso di Lorenzo Ghiberti, nel quale le scene avrebbero rappresentato le tappe del viaggio dantesco. I montanti dovevano inizialmente rappresentare il limbo da un lato, il cerchio dei lussuriosi dall’altro, mentre il timpano figurava l’arrivo all’inferno dei dannati e il Giudizio, con il Pensatore nel ruolo di Minosse, il giudice infernale.
Progressivamente tuttavia Rodin si orienta verso una composizione più libera, con l’aggiunta di numerose figure di dannati, che esprimono con vari gesti la disperazione. La parte inferiore accoglie a sinistra Paolo e Francesca (gruppo all’origine del Bacio), a destra Ugolino. Il gruppo delle Ombre, che corona il monumento, evoca l’iscrizione dantesca “Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate”.
Destinata all’origine al Museo delle Arti decorative di Parigi, successivamente alla cripta della “Tour du travail” o al Musée du Luxembourg, quest’opera monumentale, culmine e conclusione dell’opera di Rodin, trova infine la propria collocazione nel Museo dedicato all’artista.