L’Inferno di Dante: la sfida pittorica

William Bouguereau Dante e Virgilio, 1850 Parigi, Musée d’Orsay

Trascrizione

Nell’Ottocento, in piena consonanza con il gusto dell’età romantica, fioriscono le interpretazioni sia di storie dei personaggi, che di episodi del viaggio di Dante, magari estrapolati dal contesto, e bloccati nell’istantanea fortemente emozionale di un quadro o di una scultura.

Così, per citare uno degli esempi più celebri, nell’olio La barca di Dante, Eugène Delacroix ha potuto trasformare l’episodio dell’incontro tra Dante e Filippo Argenti narrato nell’ottavo canto dell’Inferno in un’icona del drammatico ed emotivamente sofferto conflitto interiore tra ragione e passioni. Questa tela, presentata la prima volta al Salon des Beaux Arts di Parigi del 1822, è stata copiata all’infinito. In mostra troverete la versione di Edouard Manet, composta tra il 1854 e il 1858.  

Tra gli altri quadri da non perdere, qui, il Dante e Virgilio di William Bouguereau, del 1850. Visualizzando un episodio del canto trentesimo dell’Inferno, Bouguereau esalta la violenza bestiale con cui Gianni Schicchi azzanna l’alchimista Capocchio. Dante e Virgilio sono raffigurati in assorta contemplazione contro uno sfondo rosseggiante abitato da diavoli e dannati. Anche qui, da notare che questa tela non dice nulla a proposito della vicenda e della colpa propria dei dannati in scena. In primo piano emerge solo Gianni Schicchi, divenuto icona atemporale della follia.