Trascrizione
La bocca che divora i corpi esanimi delle sue vittime è uno dei simboli più spaventosi del mondo infernale. Offre un’immagine terrificante dell’inferno senza seguire alla lettera le indicazioni teologiche.
Luigi Gallo, nel suo saggio “La bocca dell’inferno” ne situa l’origine nell’immaginario medievale. La metafora nasce all’alba dell’anno Mille in ambito anglosassone. Poi si diffonde, tramite miniatura e scultura, in tutta l’Europa occidentale. Per molto tempo è stata il principale modo di raffigurare l’Inferno e le sue pene. Inizialmente la bocca dell’inferno ha un’apparenza antropomorfa, ispirata forse a figure della mitologia antica, come i Ciclopi, i Titani, i Giganti, figli delle forze primordiali di Urano (cielo) e Gea (terra), divenuti simboli di malvagità e superbia per i loro tentativi di rovesciare le divinità olimpiche.
Antropomorfa è la spaventosa bocca dell’inferno raffigurata nelle illustrazioni del Liber Floridus di Lambertus de Sancto Audomaro, realizzate fra il 1250 e il 1275. Lì il Quarto Cavaliere dell’Apocalisse è apostrofato dal demonio, che sembra richiedere nutrimento per le sue fauci affamate di anime. In mostra è presente la miniatura tardo quattrocentesca della Città di Dio di Sant’Agostino, in cui lo stomaco di Satana, raffigurato mentre addenta i corpi dei reprobi, si apre con una minacciosa bocca dell’inferno riempita di peccatori.
A partire dall’undicesimo secolo un modello di bocca infernale di aspetto animalesco trova spazio sia nella scultura che nella miniatura. Si tratta di un riferimento al Leviatano, il gigantesco e insaziabile mostro acquatico della tradizione biblica. Queste raffigurazioni non sono naturalistiche. I riferimenti culturali spaziano con grande libertà dal bestiario mitologico ai draghi delle leggende nordiche, ai mostri biblici: gli artisti, di volta in volta, attribuiscono loro dei tratti felini o rettili, suini o canini, creando figure ibride dagli immediati richiami demoniaci.
Spostiamoci ancora un po’ oltre: alla fine del Medioevo si afferma una nuova visione dell’inferno composta da una successione di descrizioni dettagliate delle pene che favoriscono l’interpretazione morale del castigo divino, disposte in gironi stratificati seguendo il modello elaborato da Dante nella Divina Commedia.
Questa nuova immagine prende il sopravvento. Le bocche divoratrici di anime passano in secondo piano. L’universo demoniaco diventa un luogo specifico, con caratteristiche topografiche: i monti, le grotte, i fiumi, elementi architettonici.
Alcuni esempi importanti della miniatura medievale, come il “Liber Floridus”, il “Salterio di Winchester” e la quattrocentesca “Compilation d’Histoire Romaine” sono esposti in mostra.