L’Adda e gli ambienti

5 milioni di anni fa...

Trascrizione

5 milioni di anni fa, appena 18 giorni e mezzo per la nostra persona-Terra Gea, le spinte che hanno fatto convergere le placche europea e africana e dato origine alle Alpi, cessano. A questo punto il paesaggio alpino comincia a essere modellato dall’erosione a cui ogni roccia, ogni versante, ogni valle, reagisce in modo diverso, dando forma all’incredibile varietà di condizioni ambientali ed ecosistemi che conosciamo oggi.

Uno degli agenti più importanti di questa trasformazione, l’anima stessa della Valtellina, è il suo fiume, l’Adda, che nasce a est in Val Alpisella, nelle Alpi Retiche, e scorre per 313 chilometri verso ovest, fino a riversarsi nel fiume Po a Castelnuovo Bocca d’Adda. Il suo percorso est - ovest segue l'andamento della valle e, come abbiamo visto nella sala precedente, quello della faglia detta Linea Insubrica. 

Da impetuoso torrente nella zona di Livigno, l’Adda diventa placido alla foce nel lago di Como dove, accumulando detriti, da vita al Pian di Spagna, per poi tornare impetuoso, come nelle rappresentazioni leonardesche (fa infatti da sfondo a diversi dipinti del grande maestro, tra cui la Mona Lisa), quando esce da Lecco. 

Dal punto di vista ambientale, l'Adda è un fiume molto ricco: nel fondovalle, nonostante le molte bonifiche, rimangono alcune zone umide, e vere e proprie paludi alla confluenza dell’Adda e della Mera, all’interno della Riserva Naturale del Pian di Spagna. Sono luoghi di grande biodiversità, cioè ricchi di specie diverse: dalla rana verde al tritone crestato italiano, dalla raganella italiana - con il suo suono inconfondibile - ai serpenti che le danno la caccia, come la natrice dal collare e la natrice tassellata.

Il fiume ha però anche un’importanza storica e culturale. L’Adda ha infatti avuto un ruolo significativo nello sviluppo economico e industriale della regione, fornendo energia idroelettrica e supportando attività come l'industria tessile e la navigazione.

Salendo leggermente sui versanti meglio esposti della Valtellina - nello specifico, sul versante Retico, dove il bosco è stato sostituito da coltivazioni spesso terrazzate, supportate da muretti a secco - prospera una vegetazione a cui piace il caldo, anche secco, unica nella provincia di Sondrio. Qui la fauna, quasi mediterranea, conta specie come la lucertola muraiola, il ramarro occidentale e il biacco, un serpente non velenoso che trascorre lunghe ore esposto al sole per immagazzinare energia. Sembra che in questa zona vivesse anche il rospo smeraldino, di cui si cerca di preservare l’habitat, promuovendo pratiche agricole sostenibili. 

Dalla parte opposta, sul versante Orobico, si incontrano i boschi di latifoglie che arrivano fino a 1300-1500 metri di quota. I boschi originari sono stati trasformati in castagneti o in prati da sfalcio, pratica che ha moltiplicato la varietà di ambienti. Infatti nel sottobosco di un castagneto, di notte o quando piove, si muovono la salamandra pezzata e il rospo comune. Ai margini dei boschi e delle radure vive invece l’orbettino, una lucertola che ha perso le zampe e ricorda un serpente, mentre il saettone, un lunghissimo e velocissimo serpente del tutto innocuo, si sposta sempre nel fitto della vegetazione, arrampicandosi talvolta anche sugli alberi. Lo conosci di sicuro, il saettone, perché era considerato simbolo della forza vitale che guarisce i mali e ancora oggi è rappresentato insieme al bastone di Asclepio, dio greco della medicina, in tutte le nostre farmacie! 

Continuando a salire di quota, le condizioni di vita si fanno sempre più estreme e gli ultimi larici o cembri isolati lasciano man mano il posto a cespuglieti di rododendro e mirtillo, habitat della vipera comune e del colubro liscio. Ad alte quote prevale la prateria alpina, dove vivono la lucertola vivipara e la salamandra nera. Tutte e quattro queste specie non depongono uova, ma danno alla luce piccoli già sviluppati: un adattamento ai climi rigidi dell’alta montagna.

Oltre il limite delle praterie troviamo le pozze degli alpeggi, quelle glaciali e i laghetti alpini, ambienti umidi poveri di vegetazione, a eccezione delle torbiere, aree paludose in cui prosperano gli sfagni, anche detti muschi della torba. Nelle pozze e nei laghetti si riproducono il tritone alpestre e la rana temporaria, mentre tra gli sfagni si cela a volte il marasso, vipera che non disdegna gli ambienti umidi e freddi. Fino a pochi decenni fa qui, come più in basso, al Pian di Spagna, si trovava ancora l’ululone dal ventre giallo, un anfibio simile al rospo, dal tipico verso… beh, ululante!

Continua la visita salendo al piano superiore, dove sono esposti gli animali più grossi che vivono in queste zone.